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la vita

L’infanzia

“I Bow to the Stones” racconta l’infanzia di Jimmy Savo, a partire dalla prima emigrazione di Giuseppe Sava, suo padre ,un giovane calzolaio stiglianese, appena ventenne,   che si fermò sul suolo americano per soli 5 giorni, mentre nella terza, nel 1895, riparte da Stigliano con una nuova moglie e i due figli: Lucia di 5 anni e, appunto, Jimmy di 3, avuti dalla prima moglie, Carmela Baione, anche lei stiglianese, morta a New York l’anno prima.

E’ un racconto avvincente che si sviluppa attorno ad un tema ricorrente, “la strada”. E’ infatti in strada che Jimmy diventa adulto quando, piccolo ed esile, impara a correre davanti ai cavalli delle carrozze, lì dove, nel Bronx, i ragazzi, irlandesi e tedeschi, delle bande che gli danno la caccia, non hanno il coraggio di inseguirlo, ed è lì che cerca di conquistare quella ragazzina, Anita, che gli piaceva tanto, facendo roteare dei sassi sulla testa, finchè il più grosso non gli provoca una profonda ferita sulla fronte; è in strada che si svolgono i riti religiosi, le processioni, come quella del Carmine o di Santa Maria  la Beata, a cui partecipano tantissimi stiglianesi, provenienti da tutti i distretti della città o, addirittura, da Philadelphia, che ricordano così il paese natio, ed è lì che incontra Nelly, il cane, per metà pastore scozzese e per metà sanbernardo, che lo aiuterà a trionfare nella prima esibizione teatrale, in una delle tante “serate del dilettante”, che gli schiuderà la porta per i grandi palcoscenici, fino a quelli di Broadway; è in strada che si esibiscono personaggi fantastici, artisti che svolgono magie uniche, che lui aspira ad imitare, ed è lì che alterna all’attività di strillone il canto, il ballo o si propone come mimo,  giocoliere o equilibrista, per poi passare, con il berretto in mano, a raccogliere i primi frutti delle sue esibizioni.

Devoti stiglianesi di New York a Santa Maria la Beata

Il libro è appassionante anche perché alla scrittura del racconto di Jimmy, “un grande affabulatore”, ha provveduto la seconda moglie “Nina”, Lina Farina, una giornalista di professione, capace, quindi, di creare suggestioni come quelle che riguardano la vita delle comunità di immigrati a New York, come ci hanno raccontato registi ed attori italoamericani, i Coppola, padre e figlia, Scorsese, Cimino, De Niro, Al Pacino, Cage e DiCaprio, o che abbiamo amato grazie a film come” Main Street” o “Stregata dalla luna”.

”I bow to the stones” è stato pubblicato postumo, e deve il titolo ad un monito, “Inchinati alle pietre” che il papà di Jimmy, Giuseppe , definito dalla Farina ”un gentile ciabattino italiano”, soleva ripetere al figlio, incitandolo così a non lascarsi travolgere dagli insuccessi e dai disagi che la vita immancabilmente propone a ciascuno di noi, ma affrontando tutto con dignità e coraggio.

Il libro termina con la morte di Nelly, il cane portafortuna, quello che gli valse il primo successo della sua carriera artistica. (la storia di Nelly, occupa l’intero cap 11; ed è accessibile qui)

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“Nelly visse fino all’età di ventun’anni e quando morì, erano ormai molti anni che ero un attore professionista . Dovetti andar via in tournée molte volte e lasciarla a casa. Eravamo entrambi preoccupati quando io ero lontano da lei. Poi un giorno tornai a casa di mio padre e la trovai molto ammalata. Morì il giorno dopo. La portai al piccolo St. Mary’s Park nel Bronx e la seppellii lì. Sulla tomba misi un bastoncino a mo’ di croce e un cartello su cui avevo scritto le parole: “io amo Nelly.” E per molto tempo dopo, il mondo fu per me un luogo solitario.”

 

 

Per l’interesse verso le origini stiglianesi di Jimmy Savo che questa biografia comporta, l’associazione “L’angolo della memoria- Stigliano” ha deciso di curare una edizione italiana del volume, corredato di tutte le interessanti tavole e dall’album fotografico di Jimmy, dedicato alla fasi più importanti della sua carriera teatrale e cinematografica. Il libro contiene anche testimonianze di importanti critici dello spettacolo che confermano la grande considerazione in cui era tenuto Jimmy Savo, all’epoca. Quando ciò avverrà ne daremo comunicazione sia su questo sito che sul gruppo su FaceBook.

La famiglia

Vincenzo Rocco Sava, in arte Jimmy Savo, sposa il 1° luglio 1918 in Newark (New Jersey) Frances Victoria Browder, Franza, con cui aveva recitato, sia pure per un breve periodo.  Da questa unione nasce Jimmy Vincent Savo junior (scomparso nel 2002).

Jimmy Junior e senior nel 1922, poi, Junior con la “divisa” di scena di Jimmy

Jimmy Junior, intorno all’anno di età, ancora, con il padre e la madre.

Le immagini fanno parte di un album che la famiglia ha voluto rendere disponibile, pubblicandolo su FaceBook, non solo ai familiari più stretti ma anche a tutti coloro che amano questo grande artista.

 

Di questo siamo grati a Joan Deanne Savo (nella foto insieme ai suoi familiari) e alle sue sorelle, Jane Elizabeth e Deborah Junior, figlie di Jimmy Junior e di Adah Deborah Ball

 

 

 

Gli spettacoli

Cronologicamente Jimmy ha iniziato con il vaudeville, per poi passare al burlesque e alle esibizioni nei night in cui continuerà a lavorare fino agli ultimi anni di vita (sebbene avesse subito, nel 1946, l’amputazione di una gamba, sopra il ginocchio,  e camminasse con una protesi).

Fa, poi, il suo ingresso a Broadway con Vogue nel 1924, dove recita assieme a Fred Allen (Vedi pagina sul teatro)

È nei cartelloni di Broadway per 900 serate in 20 anni, con una decina di spettacoli e, contemporaneamente gira almeno 11 film, compresi alcuni cortometraggi, ai quali seguono una decina di comparse in spettacoli televisivi e fino a qualche anno prima della sua morte. Purtroppo non tutte queste attività hanno potuto essere documentate con immagini cinematografiche o televisive, per motivi diversi.

Una voce autorevole è quella di Frank Cullen, uno dei tanti ad apprezzare Jimmy ma anche uno dei primi ad amarlo, al punto da impiegare gran parte della propria vita nella raccolta di ogni genere di documentazione o reperto, vecchi film su pellicola, nastri e cassette per videoregistratori, che lo riguardasse.

Autore di ” Vaudeville, Old & New”, un volume sul Vaudeville, fondatore e curatore dell’ AVM, American Vaudeville Museum, e dell’omonimo gruppo su FaceBook, venuto in contatto con il suo alter ego italiano, Franco Della Rosa così si esprime, in un interessante carteggio:

“Per quanto riguarda il resto dei film nella tua lista. Sono tutti film “persi”. Le stime variano, ma almeno la metà di tutti i film realizzati negli Stati Uniti prima del 1940 sono da considerarsi “persi”. Alcuni sono stati distrutti in pellicole di nitrati infiammabili (da fuochi da studio). Alcuni sono stati rottamati dagli amministratori dello studio che non si rendevano conto del valore futuro dei vecchi film (valore artistico o economico). A volte, da qualche parte (abbastanza spesso in Europa) i film mancanti si presentano in magazzini, soffitte, ecc. Ho contattato diversi siti web nel corso dei decenni dal 1980 alla ricerca di film di Savo e ho individuato solo i due che ho menzionato sopra”.

E’ abbastanza evidente che se mancano pellicole, nastri e altri supporti deperibili, non mancano, però, i documenti cartacei, gli archivi delle case cinematografiche e televisive, le riviste specialistiche, le fanzine, o pubblicazioni , come “Variety”, “Esquire”, “The Playbill” o “Vanity fair”, in cui vengono, di volta in volta, recensiti e criticati i suoi spettacoli.. Per i dettagli sulla sua produzione artistica rimandiamo alle pagine specifiche di questo sito, ciascuna delle quali termina con una tabella riassuntiva di tutto ciò che è emerso finora. Ma in sede di sintesi è giusto ricordare come il suo maggiore successo teatrale sia stato The Boys from Syracuse, una commedia musicale con musica di Richard Rodgers e testi delle canzoni di Lorenz Hart. La coppia Rodgers ed Hart trionfa sui palcoscenici di Broaway per 25 anni, anche grazie a composizioni famose, conosciute in tutto il mondo, come Blue Moon, My Funny Valentine o The Lady Is a Tramp. Qui, a lato, cliccando sulla locandina, è possibile ascoltare alcuni brani della colonna sonora, eseguiti dall’autore, con alcune immagini di scena del musical. La regia è di George Abbott, uno dei registi più longevi, che ha continuato a lavorare fino all’età di 106 anni, e, pertanto, ha diretto tutti i più grandi protagonisti del cinema e del teatro; le coreografie sono di George Balanchine, considerato. fra i più grandi ballerini del ventesimo secolo, e uno dei fondatori della tecnica del balletto classico negli Stati Uniti, dopo i successi ottenuti nella madre patria, la Russia. Insieme a Jimmy c’erano Eddie Albert e Teddy Hart. Affiatatissima la coppia Savo Hart, che aveva già lavorato insieme agli esordi, nel ruolo dei comici Dromios.“ (per saperne di più)

La commedia debuttò all’Alvin Theatre per il Broadway theatre, il 23 novembre 1938 e chiuse i battenti il 10 giugno 1939 per un totale di 235 repliche. Nel 2002 fu messo in scena un revival all‘American Airlines Theatre per Broadway che chiuse dopo 73 repliche. e nel 1940 la MGM ne realizzò una versione cinematografica per la regia di A. Edward Sutherland.

Il secondo lavoro teatrale, degno di nota, è Mum’s the Word, in scena il 5 dicembre del 1940 al minuscolo Belmont Theatre, allora sulla 48ª strada Ovest, in quello che, in genere, si chiama un “one man pantomime show” perchè prodotto, scritto e interpretato, unicamente, da Jimmy, con “incidentalmente, musiche di Ludwig van Beethoven, Frédéric Chopin, Modest Mussorgsky e Christoph Willibald Gluck, ma tutte manomesse da Jimmy Savo”.

La maturità

Come ci ricorda Lina Farina, il Café Society , il più prestigioso night club di NewYork, fu chiuso nel 1947 in seguito al rifiuto dei Josephson, i proprietari del locale, di comparire davanti al Comitato per le Attività Antiamericane, comitato che mise sotto accusa e tacciò di comunismo Charlie Chaplin, Walt Disney, Robert Taylor e Gary Cooper. Sotto inchiesta anche scienziati come Albert Einstein e Julius Robert Oppenheimer, il padre della bomba atomica.

Non è difficile immaginare che abbia ottenuto attenzioni particolari anche Jimmy Savo che, nell’ottobre del 1943, pubblica un articolo denuncia sulla rivista “The New Masses“ (qui al lato il logo della rivista) un giornale marxista statunitense, uscito regolarmente tra il 1926 e il 1948, e che, verso la fine degli anni trenta, sostenne il Fronte popolare del Partito Comunista degli Stati Uniti d’America come risposta all’avanzata del fascismo in europa e, successivamente, alla Guerra civile spagnola.

L’anno della chiusura del Cafè Society, il 1948, è anche l’anno della chiusura della rivista marxista. L’articolo denuncia di Jimmy parla della povertà di gran parte del popolo italiano, prendendo in esame quello che aveva visto di persona ih Italia e che accadeva nella bonifica delle paludi pontine o nel suo soggiorno a Guardea:

“So che dove viveva Costantino c’era un ragazzo di 12 anni, Alfreduzzo, che in tutta la sua vita, aveva mangiato solo un uovo. E Alfreduzzo non aveva scarpe. Perciò non poteva andare a scuola. Per andare a scuola e imparare l’ABC, in Italia, un bambino deve avere le scarpe” (L’intero articolo è consultabile, al solito, sul sito di Franco Della Rosa).

La posizione avversa alla guerra e alle decisioni del fascismo non penso gli sia servito per sfuggure ai sospetti della Commisione governativa americana e, forse, anche per questo Jimmy comincia a tornare in Italia con una certa frequenza.

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Nell’estate del 1938, infatti, Jimmy è in Italia, in Umbria, a Guardea, in provincia di Terni, deve recarsi su un poggio su cui, sin dal medioevo, sorge un piccolo borgo, con 19 abitanti, stretti attorno ad un maestoso castello, regalo del papà della Farina alla figlia, in occasione del suo matrimonio con Jimmy. Così Jimmy intraprende, con la moglie, un viaggio in Italia, allo scopo di “curare le sue proprietà”

L’ultimo tratto del viaggio, a dorso di mulo, lo catapulta in una realtà difficilmente immaginabile, che lo coinvolgerà come non mai, descritta nel romanzo breve “Little world,Hello!”.

L’intenzione era di ripartire immediatamente ma ciò che trova lo trasforma da piccolo signorotto feudale come viene trattato con referenza e rispetto, in un agente di promozione sociale e civile, che valorizza, integra, apprezza l’umanità, dovunque la si trovi, cercando di realizzare una utopia comunistica e comunitaria.

Si fermeranno e cominceranno a risanare il luogo, dal tetto del castello che fragorosamente perde pezzi che si abbattono su stanze e cortili; ma non solo del castello, anche di tutte le case dei suoi abitanti. Comprerà altra terra, riorganizzerà la produzione agricola ed offrirà a tutti il suo vino e il suo aiuto. Riparte per l’America, a malincuore, ma lo attende la rivista musicale più importante della sua carriera “The Boys from Syracuse”, che abbiamo ricordato più sopra. Tornerà a Guardea tutti gli anni, nei tre mesi estivi.

Dalla postfazione all’edizione americana del 1947 di “Little World, Hello!

“… D’allora in poi la carriera di Jimmy si dispiegò in tutta la sua grandezza. Oggi i critici lo considerano uno dei più grandi mimi di questo paese. Brooks Atkinson scrisse: “Jimmy appartiene all’aristocrazia della professione insieme e Charlie Chaplin, a Joe Jackson, ai Fratelli Fratellini.” Ritratti di Jimmy, eseguiti da parecchi artisti americani, sono presenti nei musei; E.E. Cummings ha celebrato il suo genio in una poesia; i suoi fan sono legioni e appartengono ad ogni condizione sociale. Savo vive a New York con sua moglie Nina. E’una figura familiare a Central Park, i cui uccelli e scoiattoli possono sempre contare su di lui per un pasto gratis. È anche amico dei cani randagi e un appassionato pescatore. Glibert Seldes scrisse una volta di Savo: “Lui é sempre dolce, com’é dolce l’acqua fresca,” È questo il sapore di ‘Salve, piccolo mondo!”

il 6 Aprile del1954 il NEW YORK TIMES titola

JIMMY SAVO PROGETTA IL SUO RITORNO ALLE SCENE;

un Musical basato sul suo romanzo, ‘Little World, Hello,’

Jimmy Savo, esponente dell’Arte della pantomima, tornerà a Broadway, la prossima stagione. in un musical basato sul suo romanzo breve, “Little World, Hello”.

Questo progetto non sarà realizzato: Jimmy morirà a Guardea il 3 Settembre del 1960 e li sarà seppellito.

Grazie al Gruppo Archeologico Guardese, alla traduzione di Pasquale de Zio e alla realizzazione grafica di Franco Della Rosa, è possibile leggere la traduzione italiana di “Salve, piccolo mondo”; l’ultima edizione americana è del 1947, l’italiana è del 1998.

Cronologia

31 Ottobre 1859 nasce a Stigliano (MT), Giuseppe Maria Sava, di professione calzolaio
1878 il “gentile ciabattino italiano”, Giuseppe Sava, all’età di 20 anni, si imbarca per l’America. Dopo 30 giorni di navigazione, passa 5 giorni a New York sotto una tormenta di neve; ne ha abbastanza, riprende la stessa nave e torna a Stigliano
25 febbraio 1886 Giuseppe, di anni 27, sposa Carmela Baione, di anni 21, nata a Stigliano, filatrice, donna di casa e anche proprietaria di qualche ettaro di terreno.
Una prima bambina nasce a Stigliano ma muore subito
1888 Partenza per l’America
26 Luglio 1890 nasce Lucia, battezzata ad un mese d’età
31 luglio 1892 nasce Vincenzo Rocco Sava, battezzato il 29 Ottobre 1892
1894 Morte di Carmela e ritorno a Stigliano, in Italia
6 Dicembre 1894 Giuseppe, a 36 anni, sposa in seconde nozze nella Chiesa Madre di Stigliano
la Signorina Maria Rosa Rago di anni 22 nata a Pietrapertosa, nel 1872
1895 Giuseppe con la nuova compagna Maria Rosa, insieme ai due figli di lui,
Lucia di anni 5 e Vincenzo Rocco (JIMMY) di anni 3, ritorna a New York
1901 prima apparizione di Jimmy ad una serata del dilettante in compagnia di Nelly
1905 All’età d 13 anni, oltre che per strada si esibisce come giocoliere al Bedford Ttheatre, un piccolo teatro nel Bronx.
1912 circuito Orpheum; esordio a NY al Victoria Theatre di Hammerstein
1918 sposa Frances Victoria Browder e nasce Jimmy Vincent Savo junior
1921 esordio cinematografico in 3 cortometraggi (“Say It with Flowers”, ecc.)
1924 esordio a Broadway, Shubert Theatre, in ” Vogue of 1924″
1935 divorzia da Frances Victoria Browder (è l’anno del lungometraggio “Once in a blue moon”)
1938 anno del ritorno in Italia, a Guardea (Tr), con la seconda moglie, Lina Farina
13 Settembre 1946 Jimmy subisce l’amputazione di una gamba presso il Memorial Hospital
21 Marzo 1947 Nuovamente ricoverato presso il Memorial Hospital per polmonite
1941 Jimmy diventa nonno: da Jimmy Junior e da Adah Deborah Ball, nasce Joan Deanne Savo e, successivamente, Jane Elizabeth Savo e Deborah Junior Savo
1947 Pubblicazione del romanzo breve “Little World, Hello
1948 Consacrazione in un gala del “The American National Theatre and Academy“(ANTA) allo Ziegfeld Theatre, a fianco dei piu grandi artisti dell’epoca.
1951 Esordio in tv in “General Electric Guest House (Summer 1951)”.
20 Gennaio 1959 ultima partecipazione ad uno spettacolo, è ospite d’onore al The Jack Paar Show, uno show televisivo di grande successo
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3 settembre 1960 Muore a Guardea e lì viene seppellito.
1963 Pubblicazione postuma del romanzo “I Bow to the Stones”

 BROADWAY o HOLLYWOOD

(cronologia)

Riconoscimenti

Esattamente due anni dopo la morte di Jimmy, il 29 Settembre 1962, Lina Farina inaugura, presso il castello di Guardea, il “Jimmy Savo Art Center” che vede la partecipazione di John Ernest Steinbech, scrittore, York Ignace McLemore, musicista, Christian Glover filologo, John Brown, addetto culturale dell’Ambasciata americana a Roma. Il mese successivo Peggy Wood, presidente di Anta (American National Theatre and Academy) e Lloyd Gordom direttore del Whitney Museum di New York diventano preziosi consiglieri della Farina, nell’organizzazione di simposi, dibattiti, esibizioni, in tutti i settori delle arti contemporanee, che vedono la partecipazione degli artisti più apprezzati, nel mondo, in quagli anni.

Per 6 anni Guardea diventa dunque un riferimento importante nella vita artistica, e non solo italiana.

Forse anche a causa di questo fermento culturale nel 1966 riparte il “Festival dei due mondi” di Giancarlo Menotti, nella vicina Spoleto. L’importanza dello “Jimmy Savo Art Center” è ben descritta e puntualmente documentata nel volume di Felice MedoriIl castello del Poggio di Guardea – La sua storia ed il “Jimmy Savo Art Center”, a cura di Girolamo Medori, Leoni Grafiche.Grazie al sito di Franco della Rosa è possibile leggerne una versione in pdf (cliccare sull’immagine). Il 1968 è l’ultimo anno in cui fu possibile organizzare importanti manifestazioni poi, unicamente, sopravvisse la scuola d’arte e di lingua inglese per i ragazzi del poggio.

La collaborazione con Loyd Gordon permise al Whitney Museum of American Art di esporre un lavoro di Adolf Dehn “Jimmy Savo and Rope” del 1944

mentre si è già fatto riferimento al dipinto “Jimmy Savo’s Shoes” di Loren MacIver del 1944 esposto al MOMA di New York. Così pure alle composizioni di E.E. Cummings “a poet, painter, essayist, author, and playwright”

Il 30 Agosto 2008 comincia la pubblicazione sul web di tutto ciò che è frutto della ricerca su Jimmy Savo da parte di Franco Dalla Rosa e del gruppo dI Guardea, e reso disponibile sul suo sito.

Oltre ad aggiornare continuamente il sito, Della Rosa pubblica un notiziario che fa il punto sullo stato della ricerca sull’attività artistica di Jimmy  nei numeri 3 e 7, mostrati in  figura, e 8

Nel 2016 si attiva Rocco Derosa ed un gruppo di Stigliano: oltre a questo sito “www.jimmysavo.it” sono state organizzate alcune serate dedicate a Jimmy, nell’ambito delle manifestazioni all’interno dell’Agosto stiglianese, quando, come è tradizione, molti di coloro che per motivi di lavoro, hanno lasciato il paese per emigrare nel nord italia o in tanti altri paesi del mondo, come Giuseppe Sava, il papà di Jimmy, amano ritrovarsi, rinnovando amicizie, usanze e tradizioni.

In basso le locandine degli ‘incontri del 2016 e delle due serate del 2017

Comunque questa storia è destinata a continuare

Oggi 25/9/2018 la storia continua: grazie ad appARTEng0  e a Pietro Micucci Jimmy Savo è rornato a casa