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il vaudeville

“… Una volta mio padre mi portò fra la 115ª Strada e la 3ªAvenue ad uno di quei musei con gli specchi che ti facevano sembrare grande o piccolo, grasso o magro. Fu meraviglioso. C’era un serpente, mi ricordo. E c’era incluso anche uno spettacolo. Fu in quel museo, mentre guardavo quello spettacolo, che io diventai un attore. Così penso.

Si salivano delle scale. La prima cosa che vidi sul piccolo palcoscenico fu un funambolo. (Più tardi, molto più tardi, ricordando quel funambolo, feci il mio proprio spettacolo di passeggiata sulla fune. Lo faccio ancora talvolta, ma solo in pantomima). E la seconda cosa che vidi fu un comico con il viso dipinto di nero che ballava e raccontava barzellette e suonava un banjo. Guardavo a bocca aperta.

Il suonatore di banjo mi fece una grossa impressione. Il giorno dopo mi misi a ballare. Ma era più che altro un saltellare su un solo piede. Presi una delle coramelle di mio padre, fatta di legno e carta vetrata e l’usai come fosse un banjo, mentre ballavo come il comico con il viso dipinto di nero. Ma su una sola gamba. In seguito con il banjo fatto in casa cominciai a ballare per strada e guadagnai i miei primi soldini….” (I bow to the Stones – pag.3)

“… Molte persone mi hanno chiesto nel corso della mia vita di attore come avessi cominciato e perché. Di solito volevano sapere se qualcuno nella mia famiglia avesse mai calcato il palcoscenico. Io evito sempre queste domande,però io devo tutto a Nelly.

Cosa sarebbe stata la mia vita se non avessi mai incontrato quella gentile creatura senza tetto, non saprei dire. Tutto quello che so è che lei mi procurò il primo dollaro che avessi mai guadagnato a teatro. In verità, non sono sicuro che sarei mai diventato attore se non fosse stato per lei. Nelly era per metà pastore scozzese e per metà sanbernardo…” (I bow to the Stones leggi cap.11)

E così, per Jimmy, fu subito vaudeville, quella forma di spettacolo molto in voga in quel periodo, ad opera di musicisti, cantanti e ballerini, attori comici, mimi ed imitatori, maschi e femmine, addestratori di animali e uomini forzuti, maghi e prestigiatori, acrobati e giocolieri. Uno spettacolo tradizionale era, normalmente, composto da una successione di atti con protagonisti di diverse abilità. Jimmy, oltre all’improvvisazione, aveva la capacità di percepire gli umori di chi assisteva ai suoi spettacoli e di modificare l’idea iniziale alla base della sua esibizione. Ad es. racconta con molta ironia come, per fare colpo su una ragazzina, ebbe l’idea di far roteare per aria dei sassi finché il più grosso non gli finisce in testa e, con altrettanta ironia, racconta come i suoi tentativi di tenere in equilibrio, sul mento, una sedia con su un suo compagno finissero sempre male per la sedia, per il compagno e per la sua carriera scolastica. Insomma se il gioco di prestigio funziona male ripiega sulla pantomima del prestigiatore imbranato e finisce, così, con l’ottenere un successo anche più caloroso.

Antony Slide, nella sua Enciclopedia del Vaudeville, ci dice che Jimmy entra, all’età di 12 anni, a far parte del circuito Orpheum, specializzato in vaudeville con teatri in diverse città americane (quello di San Francisco ospitava fino a 3.500 persone) e, col passare del tempo, aggiunge funambolismo, canto, ballo e si cimenta nel racconto di barzellette.

Fece la sua prima apparizione professionale a NY al Victoria Theatre di Hammerstein nel 1912 (secondo George Freedley,  Curatore della Collezione Teatrale della New York Public Library). Poi ci vollero sei anni di varietà e di burlesque prima di diventare un divo pronto ad approdare a Broadway.

Il passaggio al burlesque è così giustificato da Jimmy: “… Ma costava molto viaggiare con un cavallo e uno struzzo. Dovevo far fare delle gabbie per loro e pagare per l’eccesso di bagaglio sul treno. Decisi che il vaudeville era troppo costoso. Qualcuno mi suggerì di entrare in una compagnia dì burlesque perchè sarei stato parte dello spettacolo e loro avrebbero pagato tutte le mie spese di viaggio. Perciò feci un contratto con un direttore di burlesque…”

Il burlesque, con la marcata presenza femminile, introduce elementi trasgressivi, sia pur in modo prima ingenuo e scollacciato, poi sempre più orientato verso lo spogliarello e il night club, in cui Jimmy continuerà a lavorare fino in età avanzata, anche dopo aver subito l’amputazione di una gamba, non è ancora chiaro se per via di un tumore osseo o di un incidente. Probabilmente il burlesque, rispetto al vaudeville, richiedeva maggiore abilità ai comici proprio perchè si rivolgeva ad un pubblico diverso, meno sofisticato, attratto dalle grazie di ballerine, sempre meno vestite.

“Ho un’idea”, lui disse; “questa sarà una cannonata finchè non escogitiamo un numero comico per te. Ascolta. Ti organizzo un numero equestre, come al circo. Ci metto sedici belle ragazze in abito da cavallerizza sul palcoscenico dietro di te e tu fai il tuo numero da giocoliere, quello che fai di solito. Ma finiamo in un modo straordinario. Tu tieni in equilibrio una delle ragazze seduta sul tuo cavallo di cartapesta e l’altra ragazza si spoglia, sai, velocemente. Poi prima che uno se ne renda conto, tutto avviene all’istante. La ragazza e il cavallo vengono giù, gli altri corrono all’impazzata fra le quinte”.

Interessante, a questo proposito la testimonianza di E. E. Cummings, scrittore, drammaturgo e pittore, grande estimatore di Jimmy cui dedicherà una poesia ermetica, di tipo visivo (vedipiù in basso)

Il burlesque, dice Cummings, nella prima metà di questo secolo (1900) non era semplicemente “una sfilata di spogliarelliste e un corpo di ballo di 20-Girls-20“, e non furono le ragazze, alcune delle quali particolarmente brutte, ad attrarlo ma furono invece le scenette e le danze comiche dei burloni che lo attirarono fino all‘Old Howard e successivamente ai National Winter Gardens di New York. Egli così scrive:

“Il successo di Jimmy Savo fu l’incarnazione vivente del principio evolutivo noto come neotenia (fattezze infantili). Con i suoi grandi occhi pieni di sentimento e il suo corpo piccolissimo, per un uomo adulto, Savo avrebbe potuto fare un accettabile Oliver Twist. Savo non era un nano, solo una persona di statura piccola, che accentuava con abiti sovradimensionati e una bombetta. E se non si ha l’impressione che fosse uno di quegli artisti che si muovono sulle loro caratteristiche fisiche, basterebbe ricordare che nientemeno che Charlie Chaplin lo definisse “il più grande pantomimista del mondo“. (2 ritratti di E. E. Cummings: Jimmy Savo in poesia e pittura)

Di seguito i due  a confronto: Jimmy in “Carry on Sergeant” del 1927 e Charlie in “Il grande dittatore” del 1940, a seguire Jimmy in “Once in a Blue Moon”del 1935 e Charlie in “Luci della ribalta”del 1941

Dunque E.E. Cummings ci suggerisce di non guardare al periodo del vaudeville e del burlesque come ad un necessario apprendistato per approdare ai teatri di Broadway, ma a riconoscere ed apprezzare l’eccellenza, lì dove c’é, anche in contesti meno prestigiosi.

In Italia non abbiamo avuto vaudeville e burlesque come in nord America ma spettacoli simili come la pochade, il varietà, il music hall, il cabaret ecc. Comunque il vaudeville è stato raccontato dal cinema in film come “Ziegfeld Follies”,  mentre il burlesque è stato raccontato da film come “Cabaret”, “Cotton Club” e “All That Jazz” e “Cafè Society” di Woody Allen.