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Gli anni della caccia alle streghe (seconda parte)

Stange Fruit  consacrò   Billie Holiday tra le grandi interpreti della musica nera, e a quella canzone l’artista è rimasta fedele per tutta la vita, peraltro difficile ed amara fin dall’adolescenza: non importa in quale locale si esibisse, davanti a quale pubblico cantasse, non l’ha mai cantata per più di una volta a serata, non ha mai concesso bis:

Canto questa canzone così o non lavoro qui!

E  Billie racconta: Anni dopo di me al Café Society, è arrivato Josh White, con la chitarra e la parte davanti della camicia aperta fino a qui, e l’ha fatto!  ha cantato la mia canzone!  Il pubblico gli ha gridato di lasciar perdere!

E Josh: per un po’  Billie voleva  tagliarmi la gola per aver osato cantare quella canzone che era stata scritta per lei. Una sera mi ha chiamato davanti al  bar per urlarmi contro la sua rabbia. Abbiamo cominciato a parlarci  e, alla fine, siamo scesi pacificamente insieme e, con sorpresa di tutti,  abbiamo fatto una bella sessione di ballo. Amavo la sua interpretazione della canzone, ma volevo fare “Strange Fruit” a modo mio. Dopodiché, veniva spesso al bar, il più delle volte per l’ultimo spettacolo intorno alle 2:30 della mattina. A volte era molto  in ritardo e non entrava nemmeno. Guidava fino al 2 di Sheridan Square, mi aspettava fuori  e restavamo   lì  ad ascoltare l’autoradio per tutta la notte,  assieme al  suo grosso cane boxer, Mister.

 Nella sua testimonianza Billie fa riferimento al vestito di scena che Barney aveva scelto per White, una camicia di velluto nero aperta fino all’altezza dello stomaco e pantaloni di seta, in realtà proponendolo  al suo pubblico come  primo sex symbol di colore.

White fu presentato a Barney Josephson, da John Hammond, il responsabile musicale del club e uno dei titolari della casa di incisione Columbia, che lo aveva sotto contratto  e per il quale Josh aveva già fatte alcune incisioni, attingendo al suo vasto repertorio originale che contemplava diversi generi e stili musicali, quali il gospel, cantato da adolescente,  poi  il blues nero, alcune canzoni popolari bianche americane,   brani diventati  famosi e popolari grazie ai musical di  Broadway, canzoni da cabaret,   e,  lungo tutto l’arco della vita,  canzoni di protesta.

Nascono grandi amicizie e sodalizi, dentro e fuori il Café, come quella fra Jimmy Savo  e Josh White, che hanno un  repertorio in comune, quello della musica popolare bianca,  e spesso cantano insieme come appare evidente sia dalla locandina a lato  sia dal fatto che incidono entrambi per la  casa discografica  di Hammond. Il successo e i riconoscimenti  che arridono sia a Josh White che a Jimmy Savo spingono Josephson ad aprìre un secondo locale il  Café Society Uptown,  più grande, frequentato da ospiti importanti: la buona società newyorkese, i governanti  di passaggio, le star di Hollywood, gli intellettuali e gli artisti  e, addirittura,  la famiglia presidenziale americana,  quella di Franklin D. Roosevelt e di sua moglie Eleanor.  A seguire le interpretazioni di Jimmy e di Josh  di One meet ball, una canzone popolare che decretò il successo di molti interpreti, alla testa dei quali  White appunto, con  due milioni di copie del disco  vendute.

E fuori del Café  continua la profonda amicizia di Josh  con la famiglia Roosevelt;   grazie alla sua fama di attivista per i diritti civili  è chiamato a cantare alla Casa Bianca in diverse occasioni:  nella ricorrenza dei 75 anni dal   XIII emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America che aboliva la schiavitù,  e nelle ultime due rielezioni del presidente, nel ’41 per il terzo mandato e nel ’45 per il quarto che dura, però,  pochi mesi:  alla sua morte il passaggio del  testimone tocca  al vice presidente  Truman. Amicizia che viene cementata, nel corso degli anni,  al punto che Josh sarà il padrino del quintogenito del presidente, Franklin Jumior.

(Nelle foto in alto Jimmy Savo al Café Society, con Josh White, Frank Sinatra ed  Eleanor Roosvelt. Nella prima foto oltrea Josh White compaiono anche Marc Blitzsstein, in piedi,  con Jimmy in Parade nel ’35 e, seduto, Barney Josephson, l’ideatore del club )

Il Presidente Roosevelt è stato uno dei più amati dal popolo americano per aver prima, attraverso il New Deal, tirato fuori il paese dalla grande depressione economica degli anni 30 e poi, dopo Pearl Harbur, per aver   saputo condurre in porto vittoriosamente la seconda guerra mondiale. Si era già battuto per i diritti della gente di colore fin dal loro arruolamento nell’esercito degli Stati Uniti, in  entrambe le guerre mondiali, dove avevano guadagnato, con un contributo di sangue, il loro diritto ad una maggiore integrazione nella società. Nel  periodo post bellico fu impegnato a promuovere la formazione di una classe imprenditoriale nera che entrasse a pieno diritto nei mercati del lavoro, delle merci e dei servizi, godendo dell’ assistenza sociale e delle indennità di disoccupazione e vecchiaia.

Dopo la morte del marito che aveva sofferto per anni di una forma di poliomelite che lo costringeva spesso a servirsi di busti, bastoni o sedie a rotelle,  la moglie Eleanor, nominata ambasciatrice delle Nazioni Unite,  non cessa il suo grande impegno civile verso la popolazione di colore e la povertà in generale, servendosi della fama raggiunta da Josh: assume il fratello come autista e segretario e utilizza Josh in patria e all’estero come testimonial di questo processo di integrazione ed emancipazione dei neri d’America.  Con lui inizia una tournée memorabile in Europa, con concerti tenuti negli stadi per far posto alle migliaia di spettatori interessati. E’ durante questi concerti quando  gli si chiede di cantare Strange Fruit Josh risponde:

“Mia madre mi ha sempre detto che quando hai problemi col tuo passato non puoi passarli al tuo vicino…. Quindi, questa è una canzone che canterò solo a casa e fino a quando non dovrò cantarla mai più”

Ed è proprio durante la tournée in Europa del 1947  che a Josh giunge la comunicazione che il suo nome è uno dei 150 che compaiono, su “Red Channell”, la rivista che intendeva documentare l’influenza dei comunisti, le mani rosse nel manifesto,  negli spettacoli radiotelevisivi americani, decretando così  il suo ostracismo ed il suo allontanamento da ogni genere di manfestazione radiotelevisiva, cinematografica e teatrale.

E Jimmy? Innanzitutto va detto che non sono stati desecretati tutti i documenti raccolti all’epoca e quindi non è noto se il nome di Jimmy Savo fosse all’attenzione della Commissione, o comparisse all’interno delle liste nere che venivano continuamente aggiornate, presentate alla magistratura o consegnate all’FBI, ma è possibile che, proprio durante gli anni più tragici per la vita del Cafè, si sia salvato grazie alle precarie condizioni di salute che gli causarono l’amputazione di una gamba nel 1946, e lo tennero per un po’ lontano dalla scena, proprio cioè pochi mesi prima della comparsa, della prima  Hollywood blacklist della prima lista nera di Hollywood.

Ma non c’è alcun dubbio da quale parte fosse schierato e certo non da quella dei suprematisti bianchi, dei membri del KKK o dei poliziotti sceriffi. Basti ricordare alcuni degli spettacoli cui ha partecipato: dalla satira politica dei fratelli Gershwin in Strike up the band, al tableau vivant conto il proibizionismo in Earl Carroll Vanities, dallo spettacolo messo in scena da sindacati, organizzazioni politiche e culturali, Parade, all’intervista apparsa sull’organo ufficiale del partito comunista americano, Masses, riguardo al futuro dell’Italia. Cui va aggiunta l’attività di sostegno e di  beneficenza  svolta durante la seconda guerra mondiale, la raccolta fondi per vedove ed  orfani di guerra  e per i soldati che avevano subito mutilazioni.

Evidentemente quella America non era ancora matura per un reale processo di integrazione e pacificazione!   E questa America? Forse è il caso di riascoltare Strange Fruit ancora una volta, cantata da Billie o da Josh! (può continuare )