Theatre Ars Monthly (Gennaio 1939)
Così la critica:
La commedia musicale più bella e sostanziosa che abbia raggiunto New York dopo molte stagioni di stanca attesa (Richard Watts Jr. New York Post);
Niente di così coraggioso in questa settimana, niente di così originale anche da molto più tempo … Rodgers e Hart hanno scritto alcune delle loro canzoni più allegre… una bella festa di allegra pantomima ( Brooks Atkinson, The New York Times);
Niente di più brioso e pittoresco nelle ultime offerte di intrattenimento (Burns Mantle, Daily News);
La più grande commedia musicale del suo tempo (Sidney Whipple);
L’intrattenimento melodico al suo meglio (Life);
Di gran lunga il miglior musical in tanti anni (Time);
Credo che sarà considerata la più grande commedia musicale del suo tempo (New York World Telegram);
Il tipo di spettacolo che abbiamo quasi perso la capacità di creare. (New York Post);
Leggero come una piuma e fresco come un giorno di primavera (The Wall Street Journal);
Non c’è niente di meglio di così (The New York Observer);
Impostato sulla musica e sui testi più accattivanti, elettrizzanti e divertenti nella lunga e onorevole storia dei signori Rodgers e Hart, e con un libretto moderno e commovente (New York World Telegram)
In particolare la rivista di critica teatrale, Theatre Ars Monthly, nel Gennaio del 1939, dedica al musical un lungo articolo che viene qui liberamente tradotto e sintetizzato
L’adattamento di Rodgers e Hart de La commedia degli errori di Shakespeare, rielaborata in un musical moderno, sia pure in abiti antichi, ha il pregio di avvalersi, per raggiungere i suoi effetti, di una raffinata recitazione comica. La divertente e buffa situazione che vede Jimmy Savo, Dromio di Siracusa, cedere, a sua insaputa, in una situazione da casa di appuntamenti, alle lusinghe di Wynn Murray, che interpreta il ruolo della moglie del fratello gemello, Dromio di Efeso, è un capolavoro di una esilarante parodia.
Stilisti e compositori hanno anche colto l’assurdità paradossale della situazione ed hanno ideato costumi piuttosto frivoli per un’autentica scenografia medievale, facendo ricorso ad una forma di impressionismo ispirato all’après–midi d’un faune di Debussy.
Nel progettare le scenografie di una commedia che Shakespeare stesso aveva modernizzato rispetto al Menaechmi di Plauto, Jo Mielziner, lo scenografo di maggior successo dell’era d’oro di Broadway, si è ispirato generosamente e liberamente alle riproduzioni a cui si ricorreva, nel primo Rinascimento, per mettere in scena le opere di Terenzio e degli altri scrittori comici latini.
Il progetto architettonico della casa di Antifolo, contro la quale, nella foto in basso, i vicini bussano vigorosamente urlando Lascia entrare Antifolo!, e, accanto, il pezzo sovrastante del cornicione del tempio, trovano i loro prototipi in molti schemi risalenti alla prima fase del Rinascimento italiano.
Mielziner, percependo e, di conseguenza, amplificando l’atteggiamento ironico della produzione attuale, ha aggiunto un ulteriore elemento satirico a questi vecchi progetti posizionando lo scenario su un tapis roulant in modo da consentire al pubblico una visione a 360° di tutti gli elementi semoventisi nei rapidi cambi di set (In perfetto accordo con il proposito di rispettare le classiche unità aristoteliche di tempo, di luogo e di azione alla base della Commedia degli errori). Pertanto la sceneggiatura fa molto con il suo scenario favoloso che va al suo posto, trotterellando, giusto quando necessario e si toglie di mezzo quando l’occasione lo richiede. La casa di Antifolo di Efeso non solo si muove, ma si trasforma anche nell’ordine degli interni ed è proprio nello stato d’animo di giocosità e grazia visiva che l’idea richiede.
Il processo di trasformare La commedia degli errori in un musical, non ha alleggerito di molto la monotonia di questa fin troppo lunga storia di scambi di identità. In realtà al posto delle occasionali nonché rituali esplosioni di poesie liriche di Shakespeare troviamo la musica di Rodgers, ma dove il testo elisabettiano indica molte chiassose corse ed inseguimenti per finire con duelli con spade sguainate nel clamore generale, i requisiti della commedia musicale, del coro e del ballo, rallentano comunque tanto il racconto che anche comici solidi come Jimmy Savo, Teddy Hart e Wynn Murray, non riescono, con la loro arte, a ristabilire del tutto un equilibrio narrativo.
I costumi di Irene Sharaff non sono sempre all’altezza dello standard fissato dalla scenografia, anche se le canottiere bianche e le lunghe sottovesti plissettate dei due Dromios sono puro divertimento.
Alcune delle novità coreografiche di Balanchine sono insolite e divertenti, e il finale del primo atto costruito su un’iterazione infinita della frase Let Antipholus in (Lasciate entrare Antifolo in casa) fornisce un sipario originale.
Jimmy Savo rotea gli occhi frenetici e inonda con le lacrime il palco in una lunga maratona, mentre Teddy Hart nei panni dell’altro Dromio lo asseconda e a volte lo supera nell’entusiasmo e, sbrogliando insieme il complicato filo della narrazione, riescono a infondere esilaranti momenti di comicità, anche nel fin troppo complicato ordito della trama.
Quel rosato bignè alla crema umano, Wynn Murray, dai riccioli ondeggianti, insegue i due Dromio con gusto, assaporando fino in fondo le occasioni, anche spinte, di cui la storia è generosamente cosparsa.
Lei e le due signore che compongono la casa di Antifolo, la bella moglie Adriana interpretata da Muriel Angelus e la sorella Luciana, interpretata da Marcy Wescott, hanno riproposto con gusto la canzone di successo dello spettacolo: Canta per la tua cena e farai colazione è una melodiosa armonia, che con altre arie vivaci, come Cara vecchia Siracusa e Questo non può essere amore, finita in Café Society di Woody Allen, fornirà a molti colazione, pranzo e cena per il gioioso cast che saltella attraversando la favola pseudo-classica del signor Abbott. (Robert F. Sherwood)
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