Jimmy Savo non fu semplicemente un grande giocoliere: fu l’artista che trasformò la giocoleria in una nuova forma di recitazione comica.
Quando il nome di Jimmy Savo viene ricordato, si pensa soprattutto al grande clown di Broadway, all’attore capace di commuovere e far ridere senza
bisogno di molte parole, al maestro della pantomima, ammirato da colleghi come Eddie Cantor,
immortalato da critici quali Gilbert Seldes, John V. A. Weaver e considerato fonte di ispirazione da un artista come E. E. Cummings, che, oltre a dedicargli articoli e saggi, lo ritrasse in un quadro surreale e gli dedicò una poesia visiva, “so little”, che fa parte della raccolta Poems 1923-1954.
Eppure, prima di tutto questo, Jimmy fu uno dei più straordinari giocolieri del vaudeville americano. La giocoleria non rappresentò soltanto il suo primo mestiere ma fu il laboratorio nel quale nacque il suo modo del tutto personale di intendere il teatro. L’equilibrio, la precisione dei movimenti, il ritmo, il rapporto diretto con il pubblico e i suoi umori, perfino gli inevitabili errori sarebbero diventati, negli anni e sempre più spesso, elementi distintivi di un linguaggio scenico assolutamente originale ed efficace.
La strada come scuola
La vera scuola di Jimmy non fu un’accademia teatrale Fu la strada.
Nel Bronx dei primi anni del Novecento, il piccolo Jimmy imparò molto presto che agilità e prontezza potevano fare la differenza. Racconta egli stesso di come, per sfuggire alle bande di ragazzi irlandesi e tedeschi che lo inseguivano, corresse davanti ai cavalli delle carrozze, in vicoli dove nessun altro aveva il coraggio di seguirlo.
Fu ancora in strada che cercò di conquistare Anita, la ragazzina di cui era innamorato, facendo roteare alcuni sassi sopra la testa. L’esperimento finì male: uno dei sassi gli provocò una profonda ferita alla fronte. Ma quell’episodio rivela quanto precoce fosse la sua attrazione per il controllo degli oggetti in movimento.
Le strade di quegli anni erano anche il teatro di tanti artisti ambulanti: illusionisti, acrobati, equilibristi, mimi e giocolieri. Jimmy li osservava per ore, cercando di comprenderne i segreti e, appena possibile, li imitava. Alternava il lavoro di strillone a piccole esibizioni improvvisate di canto, ballo, mimo e giocoleria, passando poi tra il pubblico con il berretto in mano.
Senza saperlo, stava già imparando una lezione importante per la sua carriera: conquistare la simpatia del pubblico prima ancora di stupirlo.
Nelly e il primo successo
Fra gli incontri più importanti della sua giovinezza vi fu quello con Nelly, un cane per metà pastore scozzese e per metà sanbernardo. Nelly diviene, infatti,
la sua inseparabile compagna nelle serate del dilettante organizzate nei piccoli teatri del Bronx. Fu proprio in una di queste serate che Jimmy, appena tredicenne, debuttò nel 1905 al Bedford Theatre, nel Bronx.
Le vittorie ottenute in quelle competizioni gli permisero di passare rapidamente dal semplice dilettantismo a un’attività professionale sempre più accurata.
Il “Child Wonder Juggler”
Le fonti consentono di seguire con precisione il suo percorso di crescita.
Antony Slide, nella Encyclopedia of Vaudeville (1994), ricorda che nel 1912 Jimmy venne scritturato dal prestigioso Circuito Orpheum con il l’appellativo di “The Child Wonder Juggler“, il “meraviglioso bambino giocoliere”.
George Freedley, storico del teatro e curatore della Theatre Collection della New York Public Library, documenta nello stesso anno la sua prima apparizione professionale al Victoria Theatre di Hammerstein, a New York.
Per un ragazzo di appena vent’anni significava entrare nel più importante circuito di vaudeville degli Stati Uniti.
Una vita sui treni
L’ingresso nell’Orpheum significava anche affrontare tanti sacrifici: Jimmy doveva affrontare continui spostamenti attraverso gli Stati Uniti, sostenendo personalmente le spese di viaggio proprie e delle ingombranti attrezzature di scena, fra cui un cavallo e uno struzzo di cartapesta a grandezza naturale.
Aveva inoltre l’obbligo contrattuale di presentarsi sempre come il “ragazzo prodigio“: pantaloni corti dentro e fuori dal palcoscenico, anche quando l’età avrebbe ormai consigliato un abbigliamento diverso.
Il suo nome compariva spesso in fondo alle locandine. Entrava in scena per primo, quando il pubblico stava ancora prendendo posto e la sala era semivuota e fredda. Era una posizione difficile. Ma Jimmy riuscì a trasformarla in un’opportunità.
Più di un giocoliere
Molti artisti erano eccellenti giocolieri. Jimmy era qualcosa di diverso. La sua vera innovazione consisteva nell’integrare la tecnica con la recitazione.
Quando un numero non riusciva perfettamente, invece di interrompersi o nascondere l’errore, lo trasformava in un’occasione comica.
L’imprevisto diventava parte dello spettacolo. L’abilità tecnica lasciava il posto al personaggio. Era il pubblico a non capire più dove finisse l’incidente e dove iniziasse la recitazione.
Questa fusione tra giocoleria, mimica, equilibrio, musica e comicità rappresenta uno dei contributi più originali di Jimmy Savo all’evoluzione dello spettacolo americano.
Dal vaudeville a Broadway
Il successivo passaggio al burlesque gli offrì nuove possibilità espressive.



Alla giocoleria e all’equilibrismo si aggiunsero progressivamente il canto, la recitazione e la costruzione di personaggi sempre più complessi.
Quando, nel 1924, arrivò a Broadway, Jimmy non era più soltanto un virtuoso della destrezza. Era diventato un attore completo.
Le straordinarie qualità che il pubblico avrebbe poi ammirato negli spettacoli del Theatre Guild e nei grandi musical affondavano le loro radici proprio negli anni trascorsi sui palcoscenici del vaudeville.
Hanno detto di Jimmy
Le testimonianze dei contemporanei confermano il prestigio raggiunto da Jimmy.
Eddie Cantor scrisse:
«Ho conosciuto pochi uomini, durante la mia vita, la cui arte meriti di essere ricordata per sempre. Jimmy Savo è stato uno dei clown più importanti del mondo. Con il suo volto da folletto poteva fare più di quanto molti comici riuscissero a fare con mille parole. Una volta visto, il grande Savo non poteva essere dimenticato.»
Anche il critico Gilbert Seldes mise in evidenza la straordinaria originalità della sua arte, capace di fondere voce, mimica, musica e comicità in uno stile inconfondibile.
Infine John V. A. Weaver, recensendo Parade nel 1935, osservò come Jimmy riuscisse a far esplodere il pubblico in una risata continua con appena quindici minuti di pantomima, confermando che la sua comicità non dipendeva dagli effetti spettacolari, ma dalla straordinaria capacità di trasformare ogni gesto in teatro.

